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Tra barocco e metafisica, le illusioni di Aqua Aura

Tra barocco e metafisica, le illusioni di Aqua Aura
ilgiornale OFF online

Nature morte di cellule e orchidee tropicali e biancori di globuli e palloncini in un percorso visivo – che passa attraverso un patinato (e raffinato) inferno floreale fino a un paradiso artico – per la galleria Costantini a Milano.

Aqua Aura, pseudonimo di Raffaele Piseddu, artista attivo negli anni Novanta col suo vero nome, torna sulle scene dopo un “ritiro a vita privata” lungo una decina di anni, con una produzione rinnovata sia dal punto di vista linguistico che metodologico, all’interno della quale predomina il medium espressivo di una fotografia capace di armonizzare il gusto per un’estetica “classica” e l’impiego degli strumenti tecnologici più avanzati. L’artista indaga diversi ambiti, dalla natura morta al paesaggio al ritratto. Dei suoi Portrait Survivants avremo un saggio nella prossima mostra, The Hidden Project a cura di Carolina Lio, che inaugurerà l’8 luglio alla Galerìa H2O di Barcellona e in collaborazione con l’istituto Italiano di Cultura della città.

Nella mostra di via Crema, Aqua Aura stupisce con una resa dell’oggetto improntata ad una forte tridimensionalità oltre che ad un’analisi quasi maniacale del dettaglio, grazie all’impiego di tecnologie iper moderne quali la stampa con pigmenti a carbone e il microscopio elettronico. Il risultato è una compenetrazione barocca di visibile e invisibile in un gioco di organismi cellulari e fiori dall’appeal quasi pubblicitario, seducenti di forme e cromie accese, luminosi sul fondo scuro d’intensità caravaggesca. La serie Bodies quindi occulta d’illusione e al tempo stesso manifesta l’organicità, in bilico tra eterna fissità (globuli e acari resi imperituri dall’intervento fotografico) e l’immediato rimando alla caducità del fiore.

Sulla parete di fondo della prima sala cattura il bianco siderale del trittico Heavenly bodies: palloncini fluttuanti congelano al loro interno frammenti di resine fotografate nel corso dei viaggi dell’artista nei paesi nordici. Secondo il principio dell’illusione/inclusione visitiamo dunque scatole trasparenti costituite da membrane non più cellulari ma eternizzanti. Nel caso dei corpi paradisiaci di Aqua Aura il gioco seduttivo non è interno all’opera ma appena al di fuori di essa: la cornice bianca è infatti sottoposta ad un intervento di vellutazione che invita inevitabilmente ad essere accarezzata.

La seconda sala della galleria ospita l’immagine macroscopica di un globulo rosso dentro ad una bolla, che si accompagna ad un pensile bianco di gusto minimal inaspettatamente custode di un palloncino in ceramica rosa-,si è tentati di definire l’opera una metafisica della concretezza non soggetta a correnti aeree, lieve nella forma ma non nel contenuto che nega la sua non durata riportando la sua ombra sul piano d’appoggio.

E così l’artista si diverte con sottile ironia tra contrasti ed effimeri ceramizzati, ci inghirlanda di fiori e ci fa respirare l’elio. Del resto è pleonastico precisare che noi visitatori siamo la cosa più superflua della mostra.

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