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Tutte le ragioni della caducità: “Ephémera” di Aqua Aura

Tutte le ragioni della caducità: “Ephémera” di Aqua Aura
Intervista di Luisa Castellini - ESPOARTE online

Una bolla di sapone che trattiene una nuvola. Una sfera che cela un soffione. E poi paesaggi impossibili, dove la luna è ormai un retaggio su un pianeta di cellule di adipe. Impermanenza e impossibilità ci attendono in questa mostra dove Aqua Aura pone anche in risonanza lo spazio con una nuova installazione.

Ephémera, l’insetto che vive un solo giorno: come prende corpo questa idea di caducità nella tua mostra da Vision Quest?
Dalla mancanza, o quasi, di un corpo e dell’idea stessa di corporeità. Le immagini in mostra, tratte dalle serie VoidFrozen Frames, rappresentano tutte forme circolari, ovoidali o comunque in evoluzione. Sono oggetti informi, labili, in bilico. La trasformazione e la deperibilità totale le accomunano: la bolla di sapone è destinata a scoppiare, la nuvola a dissolversi.

Ad amplificare l’effimero narrato immagine dopo immagine, l’articolazione dello spazio della galleria che hai deciso di ridisegnare con un intervento. Come si colloca, nella tua ricerca, la pratica installativa?
Come una possibilità di ampliare l’opera o di porla in dialogo con altri elementi. Ho sperimentato l’installazione in altre occasioni (per le personali da Paolo Tonin a Torino nel 2013 e alla galleria VV8 di Reggio Emilia nel maggio scorso) e sempre cercando di innescare altri piani di azione. Così a Torino, dove erano in mostra i miei ritratti, la corporeità pesante e faticosa dei personaggi si offriva subito allo sguardo dello spettatore che, invece, per scoprire i paesaggi di Frozen Frames, più rarefatti ed intimi, doveva sollevare dei tendaggi in lamè. A Genova, il senso di impermanenza che sottende ogni immagine si amplifica dall’esperienza dello spazio, che all’inaugurazione sarà letteralmente sommerso di palloncini. Sarà quindi un ambiente giocoso che, però, nel giro di pochi giorni, diventerà un cimitero di gomma, si trasformerà in uno spazio quasi abbandonato e fastidioso. L’esperienza della mostra non potrà più essere la stessa per gli spettatori che si susseguiranno con l’andare del tempo. Attraverso i palloncini metterò in campo una sottrazione dell’esperienza visiva e due sensazioni contrastanti: una quasi pop e gioiosa e l’altra di squallore.

Le tue immagini si muovono su una doppia contraddizione: donano un’impossibile staticità a quanto è impermanente in un mondo che è in continua evoluzione, come scrive Alessandro Trabucco nel testo che presenta la mostra…
Credo sia difficile se non impossibile creare oggi delle icone: il nostro tempo e il mercato chiedono prodotti di rapido consumo. Cercando di creare delle immagini che siano documenti permanenti sono consapevole di muovermi in una contraddizione. Le mie opere sono immagini fisse, bidimensionali, delle false fotografie che cercano di rendere eterni soggetti che, per loro natura, riassumono il senso di una volatilità totale. Sono queste due contraddizioni ad animare questa mostra e il mio lavoro.

Con quale processo nascono le tue immagini?
Sono tutte realizzate a partire da scatti reali poi rielaborati in postproduzione. Così posso unire la visione di due dimensioni, l’infinitamente piccolo e l’ambiente dell’esperienza umana, creando paesaggi adimensionali dove le forme della luna incontrano quelle di cellule fossili, di adipe o di animali. Sono poi molto attento all’aspetto tecnico del fare: nella maggior parte dei casi le immagini sono dei falsi b/n perché hanno ancora attivi i canali dell’azzurro, dei rosa o di altre tonalità.

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